venerdì 14 dicembre 2018

Mandanti e seminatori d’odio, colpevoli solo quelli dell’Isis?

Se uno squilibrato affascinato dalla propaganda dell’Isis spara contro un gruppo di ragazzi in un bar, per liberare il mondo dagli infedeli, capiamo facilmente che la colpa è sua e nel contempo di chi ha armato moralmente la sua mano teorizzando la guerra agli infedeli. Tanto che i mandanti e gli ideologi vengono perseguitati al […]

Se uno squilibrato affascinato dalla propaganda dell’Isis spara contro un gruppo di ragazzi in un bar, per liberare il mondo dagli infedeli, capiamo facilmente che la colpa è sua e nel contempo di chi ha armato moralmente la sua mano teorizzando la guerra agli infedeli. Tanto che i mandanti e gli ideologi vengono perseguitati al pari dei killer.
Se lo squilibrato è bianco, razzista e fascio, e spara su persone innocenti animato dai discorsi d’odio ormai sdoganati al punto da essere accettati da media e politica, per coerenza occorre seguire lo stesso percorso. Il mandante morale va perseguito così come lo sparatore.

Lo sparatore è un terrorista e il mandante o i mandanti sono seminatori di odio e di terrore, quindi senza fare troppi distinguo, sono terroristi anche loro. Sono terroristi quelli che ululano in tv a ogni pié sospinto che va fatta pulizia nei quartieri, che esaltano ogni tipo di razzismo e fascismo con sorrisi e pacche sulle spalle di un sistema ebete.

Scrive, condivisibile, Cecilia Sarti Strada: «Posto che il mondo continuerà ad essere abitato anche da persone squilibrate, il correttivo urgente – oltre a evitare di candidarli alle elezioni, possibilmente, se sei un partito – è guardare lo spazio del discorso pubblico e politico in cui quei colpi sono stati sparati. E fare pulizia, proprio quello: non quartiere per quartiere ma partito per partito, trasmissione per trasmissione, una pulizia del discorso. Perché ci sono discorsi, quelli di odio, che non sono discorsi come gli altri. E non dovrebbero trovare ossigeno. Non dovrebbero imbruttirci la vita ogni giorno».

«E non dovrebbero avere la possibilità di parlare a un balordo con la pistola. I discorsi di odio che dobbiamo iniziare a chiamare col loro nome, poi buttarli fuori dalla politica. E dai media, amici giornalisti, per favore: un discorso d’odio contro gli stranieri deve ricevere lo stesso trattamento che avrebbe chi in prima serata proponesse di legalizzare la pedofilia, o il diritto di mangiarsi un vicino di casa se sei rimasto col frigo vuoto. Non gli daremmo un microfono, tanto meno il voto, ma il numero di uno psicologo esperto. E non sarebbe censura, ma ecologia. Urgente, secondo me».
Dipende da come la pensano i padroni dell’informazione, però…

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