venerdì 17 agosto 2018

Dietro il muro messicano di Trump

Non solo Italia ed Europa, non solo dall’Africa via Libia – Immigrazione fenomeno planetario – La faccia triste dell’America – Dall’amministrazione Obama a quella Trump, la frontiera messicana rimane al centro del dibattito sull’immigrazione.
– Gabriele Santoro
– Anonymous Artist Adds A Giant Baby To The US / Mexico Border

Nella terra di nessuno

Sintesi della recensione di Gabriele Santoro al libro di Valeria Luiselli, da poco tradotto in Italia, (Dimmi come va a finire, La nuova frontiera), sulla pagina web de ‘Il Tascabile’. Quasi un libro dell’orrore quello della trentaquattrenne autrice cosmopolita, assistente all’Hofstra University e residente ad Harlem. 

di Gabriele Santoro
[…]
Secondo la stima più attendibile, dal 2006 sono 120.000 i migranti transitanti in Messico scomparsi lungo le duemila miglia della frontiera statunitense.
Secondo i dati elaborati dall’interessante volume Deportation and Return in a Border-Restricted World, Experiences in Mexico, El Salvador, Guatemala and Honduras (2016), nel quadriennio 2010-2013 rispetto allo stesso periodo 1995-1999 le espulsioni dagli Stati Uniti di nativi messicani, privi di documenti regolari, sono quasi triplicate, passando da 440.738 a 1.179.877. Nel 2014 il 51% degli immigrati messicani presenti nel paese non aveva i documenti. Dal 2007 al 2012 la presenza di undocumented mexicans è scesa di un milione di persone. Nel biennio 2015-’16 c’è stato un ulteriore calo degli irregolari pari a 5.6 milioni.

Dal 1965 al 2015 più di 16 milioni di messicani sono emigrati negli States. Con il 28% sul totale dei 42 milioni di stranieri presenti restano il gruppo etnico più largo. Tra il 1980 e il 2006 il numero di immigrati è cresciuto impetuosamente da due milioni di persone a quasi dodici. La Grande recessione, datata 2007-2009, ha sostanzialmente arrestato il movimento. Negli ultimi otto anni la crescita è stata bloccata, a causa del crollo delle opportunità lavorative e dell’esponenziale militarizzazione del confine. Per dare una misura economica dell’emigrazione, nel 2014 gli 11.714.500 milioni di messicani espatriati producevano rimesse del valore di 24 miliardi di dollari, pari al 2% del Pil del paese di nascita.

La faccia triste dell’America

Dal 2005 la somma complessiva dei provvedimenti di allontanamento riguarda per il 90% cittadini provenienti da Messico, El Salvador, Guatemala e Honduras. Il 73% dei migranti undocument sono partiti da questi ultimi tre paesi, i minori soprattutto in fuga dalla violenza delle bande criminali, ma i messicani restano i più attenzionati. […]

Tra il 2009 e il 2014 appare significativa la percentuale del 93% dei rimpatri di minori under 14 messicani da parte della polizia di frontiera senza la necessità di dibattimento. La procedura si chiama paradossalmente ritorno volontario e fa riferimento al Trafficking Victims Protection Reauthorization Act firmato nel 2008 da Bush.

L’ex presidente Obama, durante la cui amministrazione sono state espulse due milioni di persone senza documenti in regola, nel 2012 ha introdotto una forma di tutela con alcuni requisiti, che in cinque anni di attività ha garantito permessi di lavoro temporanei di durata biennale a 800.000 giovani giunti irregolarmente come minorenni, dei quali 548.000 messicani, rilasciando 40.000 Green Card. Attualmente 690.000 giovani, con un’età media di 24 anni, denominati “Dreamers” e nella media altamente scolarizzati, godono del Deferred Action for Childhood Arrivals programma messo in discussione a settembre da Trump, poi bloccato dal governo statunitense, che ha chiesto al Congresso una diversa iniziativa legislativa sulla materia. […]

«Perché gli Stati Uniti devono continuare ad accogliere questa gente da questi cessi di Paesi?», s’è chiesto Trump.

[…] Il dato più concreto, effetto della policy trumpiana sull’immigrazione assimilata a una minaccia per la sicurezza nazionale, concerne il taglio del sostanziale U.S. refugee resettlement program, uno dei primi provvedimenti assunti. Dal 1980 il programma ha portato all’accoglienza di tre milioni di rifugiati e mai come nel 2017 è stato registrato un livello così basso di ammissioni. Il Muslim-ban ha inteso azzerare gli ingressi da sette paesi a maggioranza musulmana (Siria, Iraq, Iran, Sudan, Libia, Somalia e Yemen). 263.000 salvadoregni rischiano di dover reinventare la propria esistenza per la chiusura del programma umanitario Temporary Protected Status, che dopo la devastazione del terremoto del 2001 permetteva loro di vivere e lavorare legalmente negli Stati Uniti. In precedenza il Dipartimento per la sicurezza interna aveva annunciato lo stesso provvedimento per altri tre paesi Haiti, Nicaragua, Sudan e un totale di 65.000 persone.

L’accelerazione dirompente del ritmo del processo espulsivo evita alla politica di confrontarsi con le ragioni dell’esodo e produce consenso. La violenza e la povertà che un ragazzino affronta a Tegucigalpa, Honduras, non differisce da quella di Hempstead, New York, luoghi segnati in egual misura dal traffico e consumo di droga, dalla proliferazione incontrollata delle armi. La radice dei problemi e delle soluzioni è comune, va oltre il confine fisico. […]

FINE DELLA PRIMA PARTE

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