domenica 24 giugno 2018

A proposito di Polonia e di nazismo, chi ha ucciso gli ebrei di Jedwabne?

‘Edizione straordinaria’ di «Come eravamo». Il ficcanaso di Remocontro nella storia, Giovanni Punzo, non poteva lasciar scorrere il poco detto e il molto non detto attorno alla discussa decisione dei governo nazional conservatore polacco su alcune scelte decisamente sospette che riguardano fatti tragici di interesse del mondo.
-Campi di sterminio nazisti, ma non solo.
– L’antisemitismo diffuso.
– Nei lager morì il 90% dei 3 milioni di ebrei polacchi
– Mille anni di convivenza cancellati in un lustro.
– Nella foto un ghetto di detenzione ebraico

‘La banalità del male’

La vicenda della legge in corso di approvazione in Polonia – che impone di non usare espressioni che richiamino il coinvolgimento di polacchi o istituzioni polacche nell’Olocausto – nasce in realtà una quindicina di anni orsono, quando lo storico polacco-americano Jan Tomasz Gross pubblicò un libro destinato a scatenare una furibonda polemica non solo nel suo paese di origine. L’autore, figlio di un ebreo che partecipò alla resistenza e di una cattolica, oggi definito il Goldhagen polacco, raccontò con una prospettiva nuova una vicenda peraltro già nota agli storici, quanto sconosciuta al grosso pubblico: nel luglio 1941, un mese dopo l’attacco tedesco all’Unione Sovietica, gli ebrei della piccola comunità di Jedwabne furono massacrati nel corso di pogrom dalla popolazione polacca dello stesso villaggio e di quelli vicini.

Foto delle famiglie ebree sterminate a Jedwabne

Come è noto nel settembre 1939 la Polonia era stata smembrata in due parti: la parte occidentale occupata dalla Germania nazista e quella orientale dalla Russia sovietica. Nel giugno 1941, attaccando la Russia, era stata occupata dai tedeschi anche la parte orientale, dove appunto si trova il villaggio in questione. Nel corso di una confusa ma violenta protesta popolare, che aveva come scopo l’abbattimento della statua di Lenin eretta dai sovietici, la comunità ebraica del luogo era stata costretta a farlo dagli abitanti del villaggio e alla conclusione dell’abbattimento si era scatenato appunto il pogrom nel corso del quale erano stati trucidati almeno trecento cinquanta ebrei. La lettura di questo episodio proposta da Gross sottolineava quindi come un forte sentimento antisemita fosse già presente nella popolazione polacca e soprattutto nelle zone rurali.

Gross infatti, appoggiandosi alle teorie già elaborate dallo storico Goldhagen a proposito dell’antisemitismo latente dell’anteguerra in Europa come fattore scatenante dell’Olocausto, aggiungeva a questa interpretazione anche una propria lettura personale delle tesi di Hanna Arendt sulla cosiddetta ‘banalità del male’: i carnefici peggiori sono le persone comuni, che conducono un’esistenza in apparenza normale, come nel caso di Jedwabne furono in pratica gli stessi vicini di casa, anche se in questa circostanza alimentati da sentimenti antisemiti già presenti prima. Comprensibilmente la ripresentazione del caso in questi termini suscitò reazioni molto controverse, soprattutto perché il massacro era sempre stato attributo ai tedeschi e nonostante nel dopoguerra ci fosse già stato un processo contro i polacchi ritenuti responsabili.

Tra il 1949 e il 1950 infatti un tribunale polacco aveva processato e condannato per ‘collaborazionismo’ una decina di abitanti del luogo sottolineandone però con questa accusa il ruolo subalterno (cioè sotto guida tedesca) e non quello quindi di una folla incontrollata in preda a cieca violenza antisemita. A complicare la lettura della vicenda si aggiunge il fatto che un gruppo di tedeschi appartenenti agli Einsatzkommando (una forza di polizia delle SS destinata all’eliminazione degli ebrei) era comunque presente ed effettuò riprese fotografiche e cinematografiche dell’accaduto. E poiché l’abbondanza di materiali raramente semplifica la lettura dei fatti, nemmeno due inchieste che si svolsero in Germania chiarirono completamente i fatti. Solo nel luglio 2000, un’inchiesta dall’istituto nazionale della memoria polacco (lo stesso ente che la legge in esame vorrebbe ora limitare), stabilì che gli esecutori materiali erano tutti polacchi.

 

La Polonia nazionalista sulla Shoah, e Auschwitz non è più polacca

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