venerdì 14 dicembre 2018

Israele-Palestina, divorzio Ue Usa

Abu Mazen in visita a Bruxelles, il vicepresidente americano Pence in Israele.
– La distanza sulle soluzioni al conflitto si allarga.
– L’Europa riconosca lo Stato di Palestina.
– Pence messianico riporta la politica Usa alla lettura della Bibbia

Abu Mazen in visita a Bruxelles,
il vicepresidente Usa Pence in Israele

Bruxelles
Il presidente dell’Autorità nazionale palestinese, Mahmoud Abbas, noto a tutti come Abu Mazen, a Bruxelles, incontra i ministri degli Esteri dei Paesi Ue.
Federica Mogherini, rappresentante per la politica estera dell’Ue, nel ricevere a Bruxelles Abu Mazen: «Noi europei, il mondo arabo e l’Onu continuiamo a credere che una soluzione pragmatica per Gerusalemme debba essere presa attraverso negoziati diretti. Crediamo anche che questa debba essere la capitale dei due Stati di Israele e Palestina. Per questo l’Ue continuerà a supportare il lavoro per un quadro internazionale che sostenga il riavvio dei negoziati».

Ed Abu Mazen ai Paesi Ue: «Facciamo appello all’Unione europea perché riconosca rapidamente lo Stato di Palestina», «Non c’è contraddizione tra il suo riconoscimento e la ripresa dei negoziati per il processo di pace», «Il riconoscimento dello Stato di Palestina incoraggerebbe i palestinesi aiutandoli ad avere speranza nella pace, dopo che questa mediorientale è stata una delle più protratte crisi al mondo». Poi l’Ue con Israele e Onu. «Le centinaia di risoluzioni dell’Onu e del Consiglio di sicurezza su questo tema”, di cui “chiediamo un’adeguata attuazione” perché “non possiamo immaginare che restino solo pezzi di carta nell’archivio dell’Onu».

Gerusalemme
Più o meno alla stessa ora in cui a Bruxelles Abu Mazen si rivolgeva ai ministri degli Esteri europei, a Gerusalemme il vicepresidente Usa Mike Pence. «E’ un grande onore essere a Gerusalemme capitale di Israele. L’ambasciata Usa aprirà a Gerusalemme entro la fine dell’anno prossimo». Dopo l’incontro con il premier israeliano, il vicepresidente americano è intervenuto alla Knesset, il Parlamento israeliano. «Noi stiamo con Israele perché la vostra battaglia è la nostra battaglia», scandisce il vicepresidente Usa, promettendo: «Tornerete ad avere la terra dei vostri padri». E l’Aula si trasforma in un “ring”. I deputati arabo-israeliani della Knesset, interrompono l’intervento di Pence.

Poi Pence, ex cattolico convertito alla fede evangelica, rilegge la Bibbia. A modo suo. «Ritornerete alla terra che vi è stata data dai vostri padri, dopo un esilio di più di 2.000 anni». Il discorso ‘messianico’ del vice presidente americano alla Knesset è ‘un regalo fatto agli estremisti’, denunciano i politici palestinesi. Evidente il sostegno senza limiti dell’amministrazione Trump al governo più oltranzista che Israele abbia mai avuto nella sua storia. Peggio, ‘Pence ha affermato che stare con Israele è una ‘scelta di fede’ spingendosi dove nessun presidente o vice americano, Repubblicano o Democratico -osserva De Giovannangeli sull’HuffPost- si era mai spinto’.

Scelte di fede che sono in quanto tali ‘non negoziabili’. E su queste basi parlare di dialogo, di riconoscimento delle ragioni e dell’identità dell’altro, diventa beffa.

Potrebbe piacerti anche