giovedì 18 ottobre 2018

Colonie ebraiche in Palestina, Israele pigliatutto

Il partito di Netanyahu chiede l’annessione degli insediamenti in Cisgiordania. I palestinesi: “Sono terre nostre”. Likud: «Estensione delle leggi israeliane su tutte le aree liberate in Giudea-Samaria».
– L’Autorità nazionale palestinese: «Decisione seria e crudele».
– La storia di una inarrestabile conquista territoriale
– Il dopo Gerusalemme capitale di Trump

Geografia biblica

Gli insediamenti ebraici in Cisgiordania, territori palestinesi occupati, che prima cambiano nome, qualche migliaia di anni indietro alle bibliche Giudea e Samaria, che già oggi hanno cambiato in parte i loro abitanti, e che alcuni chiedono cambino anche ufficialmente padrone. Geografia e vocabolario, con i territori palestinesi occupati che diventano ‘liberati’.
«A mezzo secolo dalla liberazione della Giudea-Samaria (Cisgiordania), inclusa Gerusalemme la nostra capitale eterna – si legge nel testo votato la scorsa notte – il Comitato centrale del Likud fa appello ai suoi delegati affinché agiscano a favore di una libera attività edilizia e per la estensione delle leggi di Israele e della sua sovranità su tutte le aree di insediamento liberate in Giudea-Samaria».
In un’intervista radio il ministro per l’intelligence Israel Katz -bontà sua- chiarisce che il documento del Likud riguarda gli insediamenti abitati da israeliani ma non le città palestinesi della Cisgiordania. Betlemme, per fare un esempio, rimarrebbero ancora palestinesi.

Dopo Gerusalemme capitale

Il governo palestinese nelle incertezze dal vecchio Abu Mazen parla di richiesta «seria e crudele» da parte della destra israeliana, incoraggiata dalle scelte di Trump su Gerusalemme capitale. Provocazioni politica israeliana senza effetti immediati, ma parte di una catena di contrasti internazionali di grande rilievo.
Prima della svolta Trump, lo scorso 23 dicembre 2016 il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite aveva approvato la risoluzione che chiedeva la fine degli insediamenti dei coloni israeliani nei territori palestinesi. E per la prima volta con l’astensione degli Stati Uniti, con Israele che chiedevano il veto sul provvedimento. L’ultimo Obama con Trump in attesa di insediamento.
La risoluzione Onu, che rimane formalmente valida, chiede «la cessazione immediata e completa di tutte le attività di insediamento nel territorio palestinese occupato, inclusa Gerusalemme est», e dichiara gli insediamenti dei coloni «privi di validità legale e costituiscono un’evidente violazione del diritto internazionale».

Il chi se ne frega di Netanyahu e la storia

Dopo il voto del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, il primo ministro israeliano Netanyahu aveva dichiarato di non tenere in nessuna considerazione la risoluzione. Ieri la prova dei fatti.
La questione degli insediamenti ebraici in Cisgiordania e a Gerusalemme Est è da sempre una delle questioni irrisolte tra Israele, Palestina e la comunità internazionale.

Cosa sono gli insediamenti
Gli insediamenti sono comunità abitate da israeliani nei territori palestinesi occupati da Israele nel corso della guerra dei sei giorni del 1967, Cisgiordania, Gerusalemme Est e alture del Golan, territorio siriano conquistato da Israele nella stessa guerra. Secondo il movimento israeliano Peace Now, esistono (dati di un anno fa) 131 insediamenti in Cisgiordania, dove vivono circa 385mila coloni israeliani ebrei, e 97 avamposti, ovvero insediamenti costruiti senza l’autorizzazione ufficiale governativa. A Gerusalemme est gli insediamenti sono 12 e sono abitati da 200mila coloni. Esistono inoltre decine di insediamenti sulle alture del Golan occupate, territorio sottratto alla Siria.

La comunità internazionale
La maggior parte della comunità internazionale, le Nazioni Unite e la Corte internazionale di giustizia, sostengono che gli insediamenti siano illegali, sulla base della Quarta convenzione di Ginevra del 1949, che vieta il trasferimento da parte di una potenza occupante della propria gente nel territorio occupato.
Israele sostiene di occupare legalmente quel territorio in conseguenza a una guerra difensiva, e non avendone preso il controllo sottraendolo a un potere sovrano legittimo, dal momento che nel 1967 la Cisgiordania non apparteneva ad alcuno stato sovrano. La Comunità internazionale non condivide questo approccio.

 

LA CRONACA DI EURONEWS

 

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