venerdì 14 dicembre 2018

L’impossibile identità nazionale tra i popoli delle isole britanniche

Il carattere nazionale dei popoli sulle isole britanniche è un percorso ancora oggi contrastato. La maggioranza del popolo inglese lascia l’Unione europea, quelli scozzese e gallese vogliono abbandonare il Regno Unito per l’Europa. Il percorso della forte anche se non comune identità ‘Britannica’ secondo Giovanni Punzo nel suo consueto, ‘C’era una volta’. John Locke e l’impossibile ‘sovranità assoluta’ oggi. Nella foto la statua di Cromwell di fronte al parlamento di Londra

 

Il primo ad affermare l’esistenza di un potere sovrano autonomo fu l’inglese John Locke (1632-1704). per cui uno stato per essere tale doveva essere indipendente. Era l’indipendenza piena a creare i presupposti per fare la guerra e la pace, sottoscrivere accordi internazionali, leghe o alleanze. In teoria perfetto, ma si sa che una sovranità assoluta oggi non esiste e bisogna tenerne conto.

Locke, giustamente ritenuto uno dei fondatori del moderno stato costituzionale, in realtà non era perfetto nemmeno lui: il padre della tolleranza aveva infatti investito apprezzabili capitali in compagnie commerciali che, oltre allo scambio di merci con mezzo mondo, praticavano anche la lucrosa tratta degli schiavi.
Contraddizione personale piuttosto vistosa ed estesa anche a parecchi momenti della storia inglese, dato che l’impero britannico nella sua storia secolare non si ispirò mai al principio dell’autodeterminazione dei popoli, anzi.
Basti pensare che proprio un secolo fa a Dublino si stavano ancora rimuovendo le macerie della rivolta di Pasqua o alla travagliata decolonizzazione che ha lasciato ancora oggi eredità avvelenate sparse in diversi continenti.

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La sovranità assoluta invocata da Locke era anche alla base dell’uguaglianza tra gli stati, nel senso che la comunità internazionale era composta almeno teoricamente da soggetti con gli stessi diritti, ma sappiamo che non andò quasi mai in maniera così semplice: a parte le differenti dimensioni tra i diversi stati e le relative capacità, non sempre tutti furono liberi nella stessa maniera di fare ciò che desideravano.
Lo impararono a proprie spese tutti gli stati che nacquero da lotte per l’indipendenza o furono condizionati a lungo da potenti vicini. Un processo parallelo fu la progressiva diminuzione del numero degli stati sovrani e l’incorporazione in stati più grandi: ai tempi della pace di Westfalia in Europa erano circa novecento ed oggi una trentina. La contraddizione tra uguaglianza e piena sovranità forse risiede in questa razionalizzazione spesso forzata.

Una sovranità limitata e non assoluta sembra invece essere sempre esistita. I vincoli erano costituiti dall’appartenenza allo stesso sistema, che dettava le prime regole. In secondo luogo da accordi specifici con altri stati come accordi ed alleanze, anche se molte alleanze militari potevano dirsi ineguali.
Trattati, accordi e alleanze, ai quali si accede volontariamente sapendo bene prima che in qualche maniera limitano la sovranità assoluta, sono del tutto normali nelle relazioni internazionali e altrettanto normale è il recesso, accettandone le conseguenze e magari pensando anche a quelle altrui.

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