domenica 24 giugno 2018

L’indifferenza a bordo strada una domenica di maggio

L’indifferenza micidiale per l’anima come la muffa per le cose, diceva J. Conrad. Tentazione di titolo per il ‘Gatto randagio’ meno letterario e più arrabbiato di Francesca de Carolis. L’indifferenza dentro cui siamo costretti a muoverci raccontata come se fosse una scoperta.La traiettoria degli sguardi che fingono di non vedere, scuola da camerieri, e finti difetti della visione laterale. E il contesto da mare, con ‘pantaloncini molto corti’, ‘gambe troppo magre’, ‘anche molti ciccioni e tanti muscoli tatuati’. Ben tornata tra noi umani Francesca.

La gente, diceva Bukowski, è lo spettacolo più bello del mondo. Concordo da sempre. Passerei giornate intere al limite di una piazza, a vedere passare persone. Era anche uno dei passatempi preferiti di Sartre e della sua amata Simone. Immagino quanto sul mondo abbiano ragionato guardandosi intorno, affacciati su strade e piazze, dal tavolino di un bar…

Domenica scorsa qualcosa sul mondo ho potuto registrare anch’io, che ferma col marito all’angolo di una piazza m’è capitato di dover aspettare per circa due ore.

Bè questa ve la voglio raccontare…

Dunque. Puntatina al mare di Ostia, pranzettino in trattoria, e in assoluta satolla calma si risale in macchina per ritornare verso Roma. Si riparte, ma… due secondi dopo l’urto contro lo spigolo del marciapiede un fischio sinistro dà un brivido allo stomaco.

Sembra una ruota che si sgonfia.

E’ una ruota, bucata, che si sgonfia.

Va bè, c’è quella di scorta, che vuoi che sia… ma ahimè l’operazione non riesce. La botta deve aver incastrato qualcosa, e la ruota bucata rimane bella infissa al suo posto. Sono le tre del pomeriggio, giornata di caldo… per fortuna siamo fermi sotto un albero che fa ombra su un largo marciapiede, che piano piano si affolla del passeggio di persone che vanno verso il lungomare …

Noi si continua ad armeggiare intorno alla ruota, ma poi ci si arrende, si chiama un soccorso stradale, e ci si accascia sul bordo del marciapiede. Sul quale continuano a sciamare persone…

Ma ti rendi conto? – ci siamo a un tratto detti all’unisono- E’ vero che non è nulla di drammatico, ma nessuno che chieda se abbiamo bisogno di una mano!”

Prima annotazione, guardando il flusso passare. Molte sono le persone anziane. L’invecchiamento della popolazione non è solo una statistica. Seconda annotazione, che è piuttosto una domanda: ma cosa vedono gli occhi dei vecchi? Solo l’orizzonte davanti a sé?

Ma solo l’orizzonte sull’altro lato della strada devono vedere anche persone meno anziane. E va bene per quelli affaccendati a spingere carrozzine o a trascinare ragazzini, ma quelle torme di giovanotti ben piantati, in canottiera e ragazze al seguito o di fianco?

Qualcuno, certo, uno sguardo lo butta nella nostra direzione, anche perché è difficile evitarlo, ma avendo ben cura di non andare oltre l’angolo dell’auto sollevato da terra… così un po’ di attenzione l’automobile l’ha catturata, anche la ruota. Ma nessuno, proprio nessuno che abbia sollevato, o abbassato, lo sguardo su di noi.

Tòh, un crick!” ha squittito una ragazza tirando il braccio al suo lui.. “Sì, è un crick” ha bofonchiato quello, e sono passati oltre. Una ragazza che veniva in senso contrario, un po’ di fretta, è finita col piede su un ferro… forse ha imprecato qualcosa fra se e sé, ma neppure ha sollevato gli occhi, neppure per rimproverarci di quegli attrezzi lì in terra, che diamine! Ed è passata via.

Quali contorsioni della traiettoria degli sguardi… o, direbbe il mio oculista, difetto della visione laterale, che è la capacità per cui anche se guardi diritto davanti a te percepisci benissimo quello che accade a destra e a sinistra, anche se non hai gli occhi ai lati della testa come i cavalli… Ma mi sembra anche un po’ metafora del nostro modo di camminare nel mondo…

Fa un certo effetto sentirsi dei fantasmi…

L’incantesimo è stato rotto dopo un’ora ( giuro un’ora) da due (finalmente) cortesi ragazzi. Accento vagamente dell’Est, che molto garbatamente offrono il loro aiuto. E ci è dispiaciuto non poterlo accettare, “grazie, grazie, ma ormai, abbiamo già chiamato aiuto da un’officina. Stanno per arrivare”.

Ma chissà, il traffico, il caldo… l’attesa del soccorso dura un’altra ora e più. E un’altra ora è passata prima che qualcun altro, due simpatici ragazzi, italiani questa volta, ci rivolgessero la parola per offrire aiuto: “E peccato che sta arrivando il meccanico… peccato per i soldi che spenderete”. Pazienza.

Ah, dimenticavo, due straniere ci hanno chiesto in che direzione per il mare…

Pomeriggio inoltrato, la folla continua a scivolare, a gruppi, a coppie… Molti anziani, molte famiglie, molti ragazzi e ragazze…Vanno di moda i pantaloncini molto corti… prendo nota… vanno di moda, sembra, anche gambe troppo magre…

Ma ci sono anche molti ciccioni e tanti muscoli tatuati… Tutti piuttosto colorati, compongono un lungo fiume che scorre via, con gli sguardi puntati lontano verso il mare, o vicinissimo su se stessi… il resto, forse, un po’ opaco…

Guardare tutta quella gente, “indisturbati”, è stato come vedere scivolare su una tela le immagini di un documentario. E. devo dire, due ore e mezza sono passate come un nulla. Nonostante tutto. Rimane un pensiero sull’indifferenza, per rubare un pensiero a Conrad, “micidiale per l’anima come la muffa per le cose”.

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