mercoledì 19 settembre 2018

Nonni danesi salva ebrei. I nipoti imitano i nazisti

Giorni fa la notizia che la Danimarca confischerà gioielli e beni ai rifugiati per pagarsi le ‘spese di accoglienza’. Governo di destra che concede: ‘potranno tenersi la fede nuziale’. Per loro vergogna, l’eroismo dei nonni che salvarono gli ebrei danesi dalla furia nazista a rischio della vita

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Il 9 aprile 1940 Danimarca e Norvegia furono occupate dalla Germania nazista. In Norvegia le operazioni per assicurarsi il controllo totale del territorio si protrassero più a lungo, mentre in sole ventiquattro ore – con un numero di caduti e feriti da ambo le parti che complessivamente non superò la trentina – la Danimarca cadde sotto una pesante occupazione che sarebbe durata fino alla primavera del 1945. La scelta del re, appoggiato dal suo governo, fu quella di firmare rapidamente una capitolazione per evitare di soccombere del tutto ottenendo nel contempo le migliori condizioni possibili. Lentamente – sebbene formalmente l’autorità restasse nelle mani del governo danese – cominciò a svilupparsi un radicato e diffuso sentimento antinazista che si manifestò in principio sotto forma di resistenza passiva. A partire grossomodo dall’inizio del 1943 la resistenza ottenne maggiori consensi e si trasformò in un movimento più attivo.

Salvataggio degli ebrei danesi, pittura
Salvataggio degli ebrei danesi, pittura

Dall’altra parte il controllo della Danimarca era per la Germania della massima importanza soprattutto per due motivi: la posizione strategica del paese proteso nel mare del Nord che bloccava l’accesso al Baltico e la produzione agricola praticamente instradata nella quasi totalità in Germania. Carne, patate e burro danesi assicuravano il sostentamento di quasi quattro milioni di tedeschi e per un paese in guerra era moltissimo. Evidente come, di fronte a queste pratiche considerazioni, anche i nazisti indugiassero ad imporre il pugno di ferro o a fare terra bruciata come in altre situazioni. Tuttavia il punto di svolta avvenne nell’estate del 1943. A seguito di aperte rivolte della popolazione, sommosse e un’ondata di sabotaggi fu proclamata la legge marziale e subito dopo si decise di iniziare la deportazione degli ebrei, fino a quel momento tollerati e indisturbati, ma sorvegliati comunque dalla Gestapo.

Persecuzione ebraica
Persecuzione ebraica

In Danimarca la comunità ebraica era relativamente ridotta, composta cioè da circa ottomila persone: una parte costituita da ebrei insediati alla fine del XVII secolo, un’altra da ebrei chiamati ‘russi’ (ma che in realtà provenivano dall’Europa orientale o dai paesi baltici) e una terza parte da rifugiati dalla Germania, dall’Austria o dalla Boemia in seguito alle persecuzioni naziste. La decisione della deportazione provocò una reazione molto forte tra la popolazione danese. Come scrisse lo storico Bo Lidegaard «Il popolo disse no». L’alieno, lo straniero da espellere non era l’ebreo, nemmeno quello rifugiato, ma l’occupante nazista che lo definiva ‘sottouomo’. In breve dal rifiuto di collaborare sulle deportazioni si rafforzò anche lo spirito della resistenza e la Danimarca cambiò l’atteggiamento sottomesso nei confronti dell’occupante.

La resistenza antinazista
La resistenza antinazista

Intorno alla metà di ottobre 1943, ad esclusione di un migliaio di deportati a Theresienstadt (la cui maggior parte tuttavia non perì nell’Olocausto per le pressioni internazionali organizzate in Danimarca), almeno settemila ebrei furono posti in salvo nella Svezia neutrale, al di là del braccio di mare dello stretto di Øresund. Le autorità rifiutarono ai tedeschi ogni tipo di assistenza politica e militare, il vescovo di Copenhagen fece appello alla libertà di coscienza e i cittadini danesi non rimasero semplici spettatori di una corsa al massacro. In un villaggio di pescatori come Gilleje, all’estremo nord, fu costituito un comitato spontaneo che – con l’aiuto del meccanico, del droghiere, del falegname e naturalmente del pastore del piccolo paese – accolse, nutrì, riscaldò e fece imbarcare i fuggiaschi sui pescherecci. Se la soluzione finale insomma non funzionò, fu perché si trovò di fronte in questo caso l’opposizione di un popolo intero.

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