mercoledì 19 settembre 2018

C’ERA UNA VOLTA
Quando la VW Kübelwagen
inquinava diversamente

Volkswagen, la ‘vettura del popolo’, è nata alla fine degli anni Trenta, espressione della Germania d’allora. Il primo nome fu ‘KdF-Wagen’, auto della ‘Kraft durch Freude’, ‘la forza attraverso la gioia’, l’unica organizzazione sindacale ammessa dal nazismo

Mentre i toni sulla vicenda Volkswagen si stanno inevitabilmente scaldando e cresce a macchia d’olio il coinvolgimento di altri, circolano già battute allusive sulla Germania durante la Seconda Guerra mondiale. Si può discutere sul loro buon gusto o meno, ma non è possibile farlo sul fondamento storico della nascita del mito Volkswagen. La vettura nata alla fine degli anni Trenta rappresenta un capitolo ampio nella storia dell’auto con un retroterra in cui si mescolano però capacità organizzativa e tecnologica e politica totalitaria. Mettendo da parte allusioni e battute, è bene ricordare da principio come la vettura nacque in un preciso contesto con uno scopo da assolvere: nei progetti annunciati doveva essere l’auto per tutti, come dichiarava il nome stesso, e permettere lo svago popolare. C’era chi organizzava gite dopolavoristiche in treno e chi poteva già permettersi di far costruire una piccola auto. Non è una differenza da poco.

 

La VW Typ 82, più nota  come Kübelwagen
La VW Typ 82, più nota come Kübelwagen

 

La prima denominazione della vettura fu KdF-Wagen, sigla che stava per ‘auto della Kraft durch Freude’(letteralmente ‘la forza attraverso la gioia’), potente ed unica organizzazione sindacale della Germania nazista. Nell’agosto 1938, prima ancora che ne iniziasse la produzione su larga scala, fu annunciato un ‘programma di risparmio’ rivolto ai lavoratori in base al quale, versando delle modeste rate anticipate, nel breve volgere di qualche anno, sarebbero diventati proprietari di una vettura. Il costo era abbastanza modesto: 990 Reichsmark, corrispondenti oggi a circa quattromila euro. Fiduciosi, disciplinati ed operosi centinaia di migliaia di lavoratori tedeschi incollarono ordinatamente per anni sul cartoncino le loro marche, ma non realizzarono il loro sogno. Alla fine del mese di agosto dell’anno dopo scoppiò infatti la guerra: la produzione fu indirizzata agli scopi bellici e dalla vettura di svago fu ricavato il mezzo motorizzato più noto in dotazione alla Wehrmacht: la Typ 82, nota anche come Kübelwagen.

 

VW Kübelwagen fango sito

 

Nelle due differenti versioni (quella con le portiere e quella a scafo anfibio chiamata ‘Schwimmwagen’, ovvero auto che nuota) fu prodotta in quasi settantamila esemplari, numero enorme per l’industria di un paese in guerra, che regge il confronto con le circa trecentocinquantamila jeep americane prodotte nello stesso periodo. L’immagine della Kübelwagen si associa a quella del soldato tedesco dall’Africa alla Russia rappresentandone alla fine una versione tutto sommato molto meno inquietante di altre. Cessata la produzione bellica nell’aprile del 1945, riprese allora quella normale: fino al 1947 poche migliaia di auto per il mercato tedesco che furono impiegate anche dalle forze di occupazione inglesi che nel frattempo avevano fatto modificare il nome della fabbrica di Wolfburg in ‘Volkswagen’ togliendo ogni riferimento ai sindacati nazisti.

 

La Tipe 82 anfibia, ‘Schwimmwagen’, l'auto che nuota
La VW Typ 82 anfibia, ‘Schwimmwagen’, l’auto che nuota

 

Più recentemente studiosi tedeschi si sono posti la domanda se il programma di risparmio avesse funzionato e se veramente fosse stata possibile tutta l’operazione qualora non fosse scoppiata la guerra. La quantità di denaro drenato era stata enorme in quanto vi avevano aderito oltre trecentocinquantamila lavoratori versando nelle casse dell’organizzazione centinaia di milioni di marchi. Una vera motorizzazione di massa non sarebbe stata comunque possibile e gli acquirenti avrebbero dovuto assumersi anche altri costi: in assenza di un aumento più consistente dei salari il congegno messo in atto forse non avrebbe funzionato, ma l’operazione contribuì a ridurre la quantità di moneta circolante durante la guerra. Resta il fatto che – dopo una serie di processi – alla fine degli anni Cinquanta ai possessori del libretto di risparmio fu tuttavia concesso uno sconto per l’acquisto di un’auto nuova pari a circa un sesto del prezzo. Anche in Germania cominciava il miracolo economico, anzi il ‘Wirtschaftwunder’ …

 

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