mercoledì 19 settembre 2018

C’ERA UNA VOLTA
L’arte bersaglio di guerra
Isis e 100 anni fa Reims

Il destino dell’arte in guerra. Fresche di memoria le immagini in cui i miliziani Isis distruggono statue e bassorilievi antichi a Mosul. Nel percorso settimanale della memoria, 100 anni fa la distruzione della cattedrale di Reims sulla linea del fronte franco-tedesco nella Grande Guerra

Statue e bassorilievi antichi o le loro copie in gesso abbattuti da uomini barbuti che poi li riducono in frammenti usando il martello pneumatico. È l’ultimo video diffuso dall’Isis a Mosul, in una campagna contro memoria e immagine del passato fuori dall’islam. Barbarie che ha già visto i miliziani dell’Islamic State far saltare in aria luoghi di culto, dare alle fiamme libri e distruggere parte delle mura di Ninive, l’antica capitale assira alla periferia di Mosul.

 

Cattedrale di Reims in una rara foto del 1918
Cattedrale di Reims in una rara foto del 1918

 

Cento anni fa, in parte per atti deliberati, in parte perché la linea del fronte la circondava e non era possibile risparmiarla in alcun modo, iniziò la distruzione sistematica della cattedrale di Reims, uno dei monumenti più famosi del gotico francese. La distruzione non avvenne in pochi giorni, ma durò in pratica quattro anni, dal settembre 1914 all’ottobre 1918. Per tutta la durata della guerra insomma la linea del fronte circondò città e cattedrale da tre lati e non furono solo polverizzate sculture ed opere d’arte, ma decine di migliaia di soldati morirono da una parte e dall’altra sacrificandosi in attacchi inutili e senza speranza.

 

Le distruzioni sul retro della cattedrale
Le distruzioni sul retro della cattedrale

 

Oltre al valore artistico Reims rappresentava anche un alto valore simbolico: con la sola eccezione di Luigi IV ed Enrico IV, tutti i re di Francia fino alla Rivoluzione erano stati incoronati nella cattedrale. Soprattutto nel 1429 Carlo VII vi era stato incoronato alla presenza di Giovanna d’Arco, episodio che toccava particolarmente i francesi. Era consuetudine che a tali cerimonie non presenziassero solo dignitari di corte ed alto clero, ma che anche il popolo accorso da ogni parte della Francia vi assistesse dalla piazza. Si può comprendere come lo scempio fatto dalle granate fosse ritenuto un vero e proprio ‘sacrilegio’, anche se la Francia era diventata laica e repubblicana.

 

Un crollo interno
Un crollo interno

 

Se Reims già prima della guerra era un simbolo dell’identità francese, il lento sbriciolamento degli altissimi archi a ogiva, delle navate, dei contrafforti e dei pinnacoli svettanti rafforzò la volontà di tutto il paese fino al punto che le cartoline delle rovine, abilmente sfruttate, divennero in breve un forte tema di propaganda nella guerra ‘contro i barbari, in difesa della civiltà’. Per i tedeschi, al contrario, la resistenza protratta di Reims divenne motivo di caparbietà nel continuare a colpirla. Non era in discussione l’abbattimento del simbolo in sé, ma piuttosto la volontà di combattere dei francesi. Lo stesso Clausewitz, un secolo prima, aveva ammonito in modo chiaro che sconfiggere un nemico significa per prima cosa ‘spezzare’ la sua volontà di combattere e con metodo continuarono a bombardare fino alla fine.

 

 

Una cartolina dell'epoca col disegno delle fiamme che divorano la cattedrale
Una cartolina dell’epoca col disegno delle fiamme che divorano la cattedrale

 

Anche la ricostruzione, iniziata prontamente nel 1919, fu contrappuntata da motivi di propaganda nazionale e si può intuire lo stato d’animo dei francesi mano a mano che il lavoro proseguiva. Tutta questa vicenda pesò come un macigno sulle relazioni tra Francia e Germania e si aggravò con la guerra del 1940: solo nel 1962, mezzo secolo dopo, alla presenza di de Gaulle e Adenauer fu posta una lapide di riconciliazione tra i due paesi. Non è affatto casuale che anche nel 2012, dopo altri cinquant’anni, Reims sia stata scelta come luogo dell’incontro tra Merkel e Hollande per ribadire l’amicizia franco-tedesca nel terzo millennio.

 

Giovanni Punzo

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