venerdì 14 dicembre 2018

Balcani amati,
Balcani lacerati,
Balcani trascurati.

Son dovuto tornare nei Balcani ed è stato doloroso. Come può esserlo il ritorno a casa per un lutto. Io amo i Balcani perché i Balcani mi hanno fatto diventare adulto. Nel senso del saper percepire e discriminare tra ciò che vale una vita -la mia stessa vita- e ciò che consuma e brucia ancora […]

Son dovuto tornare nei Balcani ed è stato doloroso. Come può esserlo il ritorno a casa per un lutto. Io amo i Balcani perché i Balcani mi hanno fatto diventare adulto. Nel senso del saper percepire e discriminare tra ciò che vale una vita -la mia stessa vita- e ciò che consuma e brucia ancora oggi delle vite togliendo loro valore e significato. Sono tornato in Serbia, nella mia Belgrado, nella Bosnia una e trina, nel pezzo di Croazia colpito di striscio dal bombardamento del clima arrabbiato, e sono triste. Triste per i tanti amici di cui ancora non conosco la sorte, e per le disgrazie che invece conosco. Sono anche arrabbiato. Qualcosa più di arrabbiato. Sono incazzato -violazione alle regole di non parolaccia che mi ero dato per il sito- incazzato nero col mio mestiere e con i giornalisti in genere. Colleghi redazionali e direttori dal culo di pietra e dalla testa di ghisa, la devastazione di quelle terre già lacerate da tante guerre come la state raccontando? Non fa ascolto? Siete veri sciocchi!

 

Avrete capito che sono decisamente ‘alterato’. Quelle terre colpite e quei sopravvissuti al disastro che sono stati privati di tutto, certo meritavano almeno la nostra pietà, oltre che il nostro aiuto. Ma la sensibilità e la memoria non fanno parte del patrimonio genetico del giornalismo rampante che vince commercialmente. Ed ecco che le agenzie internazionali e le testate nazionali fatte di carta o di bla-bla, mandano immagini prese dal circuito internazionale senza che nessuno sappia e ci dica dove ciò che intravvediamo è accaduto. “Pezzo redazionale” si chiama in gergo, che vuol dire passare nelle mani di un redattore di turno che forse neppure sa bene dove sono Serbia e Bosnia l’onere di 50 secondi di Tg o le 30 righe riservate alla tragedia. Ovviamente di inviati manco si parla. Testimonianze sul campo latitanti. Ma per fortuna ci propongono le sempre inutili vox-pop, le voci della gente per strada sull’ultimo delitto. Affermo e dichiaro che quel direttore è un imbecille!

 

Questa è stata l’ultima deroga all’impegno mio personale alla correttezza di linguaggio. Il problema è che sul tema di oggi i personaggi coinvolti sono decisamente al di sotto della decenza che tutti noi vorremmo come regola nei rapporti umani oltre che nel linguaggio. Torniamo nella parte della mia ex Jugoslavia colpita da un maltempo mai visto a memoria storica. Ho il ricordo nitido di intere schiere di colleghi inviati lanciati sulla traiettoria delle ‘bombe umanitarie’ Nato del 1999. Ne ho visti molti meno attorno ai cadaveri del massacro bosniaco e delle successive guerre balcaniche che via via passavano di moda. Oggi quegli inviati d’allora, o sono bolsi e fuorigioco come me, o sono direttori o hanno un ruolo redazionale alto. Se ciò è vero, dove siete finiti, infingardi? Vi sembra corretta, adeguata e onesta l’informazione che Rai, Mediaset, Corriere, Repubblica, Stampa ed agenzie varie stanno dando sulla tragedia in corso nei Balcani? Io sostengo di no. Voi ?

 

Ma il finale lo voglio dedicare a loro, i miei amici ‘balcanici’. Non fossi nato genovese, quello avrei voluto essere e quello mi sento. Gli amici a Belgrado, dove ho vissuto 8 anni da corrispondente Rai per tutti i Balcani. Gli amici bosniaci dei 4 anni di assedio e massacro a Sarajevo dove sono riuscito a sopravvivere da inviato del Tg1. Gli amici albanesi lasciati a Tirana o in Kosovo sulla scia delle inquietudini post ottomane di quella terra inquieta. Non c’è pezzo di ex Jugoslavia che non abbia un amico per me e per il mio Paese. Perché il mio Paese è così sordo e sciocco? Ministri sprovveduti ancora col bavaglino al collo. Oggi a dare il segnale di riscatto da Roma ha provveduto l’argentino Bergoglio. Il Papa dei cattolici romani che rivolge le sue preghiere a quei popoli che -se credenti- guardano a Bisanzio e alla chiesa cristiana d’Oriente. La Chiesa ha memoria e attenzione -ovvio- imperdonabile non l’abbiano tanti direttori rampanti e/o riciclati. Perdonate amici e fratelli balcanici.

 

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